Vita mons. Giovan Battista Roncalli

 

Don Battista nacque alla Colombera di Sotto il Monte da Giovanni Francesco, fratello di Angelo Giuseppe, futuro pontefice e Beato, e da Catarina Formenti il 7 marzo 1927, quintogenito di nove fratelli8 e sorelle, tra cui suor Angela delle figlie di Nostra Signora del Sacro Cuore di Gesù di Issoudun. Venne battezzato lo stesso giorno nella chiesa del paese dal parroco Don Giovanni Birolini.

Padrino di Battesimo fu nonno paterno Giovanni battista che gli diede il suo nome e l’esempio di una vita autenticamente cristiana. Lo zio, mons. Angelo Giuseppe, già vescovo a Sofia in Bulgaria, scriveva alle sorelle Ancilla e Maria il 21 marzo 1927 “…mi compiaccio molto del nuovo Battistino capitato alla Colombera. L’ho raccomandato di cuore e subito al Signore e alla Madonna perché lo proteggano e lo aiutino a farsi Santo nella vita. Congratulazioni ai genitori suoi. È nato nella festa di San Tommaso d’Aquino. Ottimo auspicio. Un grande santo e un insigne dottore della chiesa…”.

Il Battistino cresceva sereno nella grande cascina allora abitata da numerose persone: nonni, zii e cugini a lui più o meno coetanei. Il ragazzo sentì presto la vocazione verso il sacerdozio come il fratello Angelo purtroppo morto agli inizi del cammino. In quell’occasione 30 novembre 1934 lo Zio scriveva”… più penso al nostro caro Angelino e più lo veggo risplendere sereno e felice… il Signore se lo preparava per il paradiso. Beato lui! Sperò che la vocazione non si sperderà nella nostra famiglia: ma passerà nel cuore di qualcun altro. Chiunque sia non importa…”. Il desiderio del Battistino di entrare in Seminario fu accolto con giuria da tutta la famiglia. Lo Zio da Istambul così si esprimeva “…sono contento delle notizie del Battistino. Informatemi subito e bene circa le cose che lo riguardano…” la strada si presentò subito abbastanza difficoltosa per vari intralci burocratici e per una certa mancanza di sensibilità in chi lo doveva sostenere. Ancora lo Zio da Istambul nel 1940 al fratello Giovanni “…di Battistino vorrei sentire notizie migliori: che studia, che impegna nello studio tutta la sua buona volontà. Però bisogna incoraggiarlo più che fargli paura. Spesso accade che si sviluppano più tardi questi ragazzi di campagna. Lui poi è di salute debole. Ad ogni modo tu inducilo a studiare seriamene. Certo se non superasse gli esami per l’ammissione al Seminario converrebbe cambiare idea. Ciò mi dispiacerebbe. Ma per conto mio non farei un passo per portare innanzi un figliolo, anche se mio nipote, se non presenta attitudini serie. Ora scrivo due righe anche a lui in risposta della sua letterina d’augurio…”. E ancora in un’altra lettera “…le circostanze dell’entrata di Battistino in seminario domandano preghiere speciali. Io mi unirò a voi in queste preghiere. Se poi lungo la via si vede che il Signore vuole altro dal fanciullo, si resta pronti a tutto. Coll’amore della volontà del Signore tutto torna in bene…Nuove benedizioni, incoraggiamenti e saluti carissimi…”.  

La vocazione di Don Battista fu vera e sincera fin dagli inizi, anzi si manifestò molto forte nei momenti in cui pretendevano da lui una somiglianza allo Zio, il quale ha sempre avuto tanta fiducia in Don battista come lo manifestavano le varie lettere, 30 per la precisione che gli scrisse per incoraggiarlo e sostenerlo spiritualmente e psicologicamente. Nello stesso tempo chiedeva preghiere ai parenti stretti per questo scopo. Da Parigi scriveva il 13 febbraio 1949 a Suor M. Angela “ … Quanto mi piace il sentirti unita di preghiere e di aspirazioni col tuo fratello Battista.  Egli ha le intenzioni buone e fa i suoi sforzi per gli studi. Io ha fiducia nel suo successo: ma le difficoltà non gli mancano. La sua adolescenza e la sua giovinezza hanno sofferto fisicamente. Questione di aver pazienza. Arriverà un po’ più tardi, ma sono convinto che arriverà a buon fine. Celebrare la prima Messa a 23 anni oppure a 30 che cosa interessa? Leone XIII ne aveva 28 quando celebrò la sua: visse fino a 93 ed ebbe tempo per fare il  papa per oltre 25 anni…”  ancora da Parigi il 30 marzo 1950 scriveva al fratello Giovanni “… Offri le tue tribolazioni ad implorazione delle grazie che occorrono per la continuazione di Battista che mi preme molto, e che in  questo anno domanda di essere seguito con più delicata attenzione. Gli studi non sono il suo forte, pur avendo lui altre belle qualità che ne farebbero, così io penso, un eccellente sacerdote. La grazia che bisogna invocargli è quella di passare gli esami di quest’anno. La preghiera e la virtù dei genitori fortificano la casa dei figli. …”.In effetti, Don Battista non mancava di capacità intellettive o di buona volontà di applicazione, come invece lo consideravano a quei tempi chi lo metteva sempre a confronto con lo Zio Vescovo, quanto il prevalere di una forte timidezza e una grande sfiducia in sé stesso per le varie batoste di cui era oggetto. Lo confer4mava ancora lo Zio, nunzio a Parigi il 29 Gennaio 1951 al fratello Giovanni”… Io sono sempre un po’ ansioso per gli studi di Battista. Nel resto sono sicuro che andrà bene. Se riuscisse in tutto come sa scrivere le lettere, oh! Non ci sarebbe da desiderare di meglio. Ma io confido sempre. Ciò che importa è che egli sia contento e tranquillo, come mi assicura di essere…” Nel Seminario di Faenza il giovane Battista compì gli studi di teologia con tanta serenità. “…Di Battista ho avuto poche ma sempre buone notizie. Le sue lettere sono intonate alla gioia. Che il Signore lo aiuti sino alla fine. Io confido che l’aiuterà veramente…” Ormai cardinale e Patriarca di Venezia a me personalmente scriveva il 10 aprile 1955 “…preparatevi tutti in famiglia alla prima Messa di Don Battista che, confido, sarà motivo di grande gioia per tutti. Come ringrazio il Signore che ci abbia assistito fino alla fine della sua tribolata carriera! Anche per Don Battista e per il suo avvenire non è il caso di fare prognostici. Conservare l’acqua cheta, e vivere giorno per giorno lasciando la parte sua al Signore, è il mezzo più sicuro per riuscire bene…”.

L’ordinazione avvenne nel Patriarcato di Venezia. Dopo molti anni si seppe che lo Zio scrisse queste espressioni sulla sua agenda rimasta pressoché segreta. “Luglio 1955. Sabato 9. S. Letizia. Giorno di vera letizia; l’ordinazione sacerdotale del nipote Don Battista la ritenni una delle grazie più care che il Signore mi riservò…”.

Il novello sacerdote fu inviato come vicario alla parrocchia di Fusignano (RA) nella diocesi di Faenza con il parroco Mons. Mario Vantangoli. In quel grosso paese della pianura romagnola Don Battista lavorò con impegno per sei anni dal 1955 al 1961. si arricchì di esperienze molto diverse dell’ambiente in cui era cresciuto. In quel periodo lo Zio divenne papa 28/10/58, Don Battista non si montò per nulla la testa né tanto meno si insuperbì. Al contrario accettò ancora con più umiltà i consigli e le esortazioni dello Zio che era contento di averlo vicino. Scriveva Don Battista nel febbraio del 1959 “Messa nella cappella privata del papa. Lo Zio era presente mentre io celebravo. Devo imparare a compitare meglio le parole latine, per il resto tutto bene. Non nascondo una certa mia preoccupazione: è la prima volta che celebro la Messa davanti allo Zio sommo pontefice. Vi assistevano mia sorella Sr. Angela e la cugina Sr. Anna. Con le due sorelle e lo Zio si sono fatte molte fotografie, me compreso s’intende…” Ancora in visita al papa nel maggio 1960 annotava “…il lungo colloqui con lo Zio Papa è stato improntato a grande serenità, come sempre. Ho provato un senso di gioia interiore… A cene con il papa si è parlato di Fusignano e del mio Arciprete tenuto in grande stima dallo stesso Sommo Pontefice… Ore 23e30: la stanza dello Zio è ancora illuminata, probabilmente sta preparando un discorso come accennato all’ora di cena. Dominus conservat eum et… nos”. Don Battista si trovava molto bene a Fusignano, lo Zio però desiderava che tornasse a Bergamo. Di questo avevano parlato, sempre nella visita di maggio 1960 “Subito dopo pranzo un po’ di conversazione con il sempre grande Zio. Ho parlato del mio avvenire a Bergamo. Non c’è proprio fretta. Si delineano alcune buone soluzioni. La Provvidenza ci penserà…” il giorno seguente “…Domani mi ritufferò nel mio lavoro di parrocchia. Mi sento bene solo quando sono a Fusignano: ho sempre tanta nostalgia per le anime che il Signore mi ha affidato. Eppure  a mesi dovrò lasciarle per altri lidi…

Oggi a pranzo ( un po’ in ritardo ) e a cena ero solo9 con lo Zio. Con lui c’è tanta pace! Ha una comunicativa che arriva in fondo all’anima. Ho dato io la benedizione in cappella ( lo Zio ha detto che sono ben intonato: si è compiaciuto di questo ). Non nego che mi sentivo un po’ commosso. Abbiamo deciso che intanto mi prenderò una casa in affitto per quando sarò a Bergamo. Insomma vuol che ci vada presto. E dire che io non mi sento ancora pronto! Lui ha una prudente fiducia in me. Ci spera bene...Signore aiutami a fare la Tua volontà!”.

In conclusione, ad ottobre del 1961 per non dispiacere allo Zio, tornò da sacerdote a Bergamo per esercitarvi il suo ministero. Gli fu affidata la cura della chiesa di San Pancrazio in Città Alta. Una mansione pastoralmente poco allettante per un giovane prete che lasciava una grossa parrocchia piena di giovani per un ambiente che andava invecchiandosi sempre più. L’anno prima era stato nominato canonico della Cattedrale di Bergamo. Titolo onorifico certo, ma poco spendibile sul piano della soddisfazione spirituale e morale dell’essere prete. Nonostante tutto Don Battista non si lamentava, soffriva in silenzio.

La situazione, alquanto disagevole, andò avanti per diversi anni, finché si liberò la piccola parrocchia di San Gregorio che custodiva molte memorie di papa Giovanni XXIII fanciullo. Si decise ad offrirsi come parroco. Venne accettata la proposta e fu accolto con entusiasmo dai parrocchiani che non rimasero delusi. Si sentì subito rinato come prete e potè dimostrare tutta la sua capacità non di studioso, ma di attento pastore di anime e di bravo amministratore parrocchiale.

La vita di Mons. Giovan Battista fu tutta improntata sulla semplicità della persona, sull’umiltà del comportamento e sulla profondità spirituale dell'essere prete.

La sorella M. Letizia

 

 

 

 
 
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